È avvenuta una svolta epocale?

In occasione dell’Adunanza annuale 2025 della Watch Tower Bible and Tract Society, Jeffrey Winder, membro dell’attuale Corpo Direttivo geovista, ha affermato: «Negli ultimi anni, quando sono stati apportati dei cambiamenti alla nostra Organizzazione, il Corpo Direttivo ha evitato di stabilire molte regole, ma ha piuttosto fornito dei princìpi biblici per guidare le decisioni cristiane» (si veda il minuto 2 della videoregistrazione disponibile a questo link: https://www.jw.org/it/biblioteca-digitale/video/#it/mediaitems/VODPgmEvtAnnMtg/pub-jwb-134_12_VIDEO ).

Chiediamoci: perché J. Winder ha detto “negli ultimi anni”? forse ha voluto rimarcare una presa di distanza da differenti posizioni dogmatiche assunte dai corpi direttivi geovisti del passato? Per rispondere a questa domanda, sarà utile esaminare come la pensavano i precedenti corpi direttivi a proposito dell’imporre molte regole ai singoli Testimoni di Geova. Procediamo in ordine cronologico, osservando quel che accadeva fin dagli albori del movimento degli Studenti Biblici di Charles Taze Russell.

Parlando di quell’epoca, l’ex Testimone B. Grizzuti Harrison ha osservato: «Russell aveva attribuito importanza allo “sviluppo del carattere”, che vuol dire, in effetti, l’aver una cura particolare del modo di comportarsi individuale e del perfezionamento della propria personalità; Rutherford invece attribuiva molta più importanza agli sviluppi legali e organizzativi, che portavano alla compressione della personalità individuale che aveva come risultato la formazione di un grande esercito organizzato di uomini e donne» (B. Grizzuti Harrison, Visions of Glory: A History and a Memory of Jehovah’s Witnesses, New York 1978, p. 145 nella traduzione di S. Pollina). Quindi l’opera di derussellizzazione compiuta da J.F. Rutherford incluse l’abolizione del “perfezionamento del proprio carattere cristiano” e l’introduzione del sistematico attivismo propagandistico nonché l’eliminazione della conduzione democratica delle comunità locali e la sostituzione con il sistema “teocratico” burocratizzato (per approfondimenti sul tema si rimanda a AA.VV., Profili di marginalità sociale: il caso dei Testimoni di Geova, Napoli 2025, capitolo 1). Infatti, parlando dei primi anni della presidenza di Rutherford, Raymond V. Franz ha scritto: «Le opinioni personali e le manifestazioni individuali tendenti ad “assolvere le nostre responsabilità verso Dio” cominciarono, quindi, a perdere valore, assumendo una connotazione negativa, mentre il conformismo organizzativo fu incoraggiato come meritorio. Il dovere dell’individuo, un “dovere verso Dio”, ed “il modo di servire” furono chiaramente delineati: consistevano nell'”andare di porta in porta” con la letteratura della Torre di Guardia. Gli associati alla Torre di Guardia (non ancora noti come Testimoni di Geova, nome questo usato per la prima volta nel 1931) subito cominciarono a parlare di questa attività di porta a porta come di un “servizio”, giacché questo era “il modo di servire Dio”. …  Il libro Jehovah’s Witnesses in the Divine Purpose, p. 96 (“I Testimoni di Geova nel proposito divino”) mostra che nel 1920 si introdusse qualcosa di nuovo per accrescere l’enfasi posta sull’opera di cui parliamo: L’enfasi sulla responsabilità di predicare cominciò nel 1920, quando si richiese di compilare un rapporto settimanale a chi in una congregazione partecipava all’opera di testimonianza. … Insieme al citato risalto del conformismo organizzativo e dell’uniformità di pensiero ed azione, l’enfasi sull’attività di porta in porta e l’impegno a far rapporto di tale attività è la principale eredità, rimasta fino ad oggi, della presidenza di Rutherford» (Raymond V. Franz, Alla ricerca della libertà cristiana, Roma 1997, pp 242 ss). Quindi, agli albori del Movimento geovista, si passò da una fase di libero esercizio della coscienza individuale, finalizzato allo “sviluppo del proprio carattere cristiano”, ad una di enfasi sul “conformismo organizzativo e dell’uniformità di pensiero ed azione” con conseguente compressione della personale libertà di coscienza arrivando poi al punto che «Fu a partire dagli anni Cinquanta che si ebbe un effettivo sviluppo di ciò che equivale ad un completo codice legale geovista, un sistema di norme e regolamenti che abbraccia praticamente ogni aspetto della vita» (R.V. Franz, Alla ricerca della libertà cristiana, cit., p. 321).

Raymond V. Franz, che fu membro del corpo direttivo dal 1971 al 1980, visse intensamente quel periodo ed è stato autorevole testimone dell’attitudine prevalente tra i membri del Direttivo dell’epoca; infatti egli ha raccontato: «Quest’idea che ciò che è bene per l’organizzazione è anche bene per le persone che la compongono, e che gli interessi dell’individuo vanno, in effetti, “sacrificati” quando sembrano richiederlo gli interessi della grande organizzazione, sembrò essere accolta come una valida posizione da molti membri [del Corpo Direttivo dell’epoca]. Per giunta, qualcuno argomentava che qualsiasi ammorbidimento di una posizione “avrebbe aperto la strada” a una marea di trasgressioni. … In un caso, Milton Henschel invitò seriamente alla cautela, asserendo: “Se permettiamo ai fratelli di far ciò, non sappiamo fin dove arriveranno”. Credo che lui e coloro che espressero la stessa opinione in altre occasioni, fossero certamente sinceri nell’esporre la necessità di attenersi strettamente a certe direttive di vecchia data per ‘tenere a freno la gente’, per tenerla entro un “recinto” protettivo impedendole così di disperdersi. Se il “recinto” protettivo di queste direttive fosse stato realmente attestato con chiarezza nella Parola di Dio, avrei dovuto essere d’accordo e lo avrei fatto volentieri. Ma molto spesso non era così; … [in quella occasione], commentai le parole di Milton Henschel dicendo che non ritenevo che spettasse a noi far fare qualcosa ai fratelli. Piuttosto, credevo che Dio sia l’Unico in grado di far fare loro certe cose, sia che la sua Parola lo permetta sia che essa taccia sull’argomento, e che Egli sia il Solo che proibisce, quando la sua Parola condanna chiaramente l’azione, sia esplicitamente che attraverso un preciso principio. Precisai che non credevo che, in quanto uomini imperfetti e inclini all’errore, noi fossimo mai stati autorizzati da Dio a decidere cosa fosse permesso o vietato ad altri. Chiesi al Corpo: “Quando il problema non è chiaro nella Scrittura, perché dovremmo cercare di prendere il posto di Dio? Lo facciamo male. Perché non lasciare che sia Lui il Giudice di queste persone in queste circostanze?” Ripetei questa opinione in altre occasioni, quando si adoperò lo stesso tipo di argomentazione, ma non credo che la maggioranza abbia capito il mio punto di vista e le loro decisioni lo confermarono. Delineare un quadro gravido di potenziali, sfrenate trasgressioni che i fratelli avrebbero commesso semplicemente perché noi del Corpo Direttivo avremmo modificato in qualche punto la normativa esistente, per me equivaleva a dire che sospettavamo i nostri fratelli di mancanza di vero amore per la giustizia, di intimo desiderio di peccare e che essi erano tenuti a freno solo dalle regole dell’organizzazione» (R.V. Franz, Crisi di coscienza, Napoli 1988, pp. 157-159; il testo tra parentesi è aggiunto).

Proseguendo nelle sue riflessioni, che ora – alla luce delle parole di J. Winder – hanno il sapore della più piena attualità; mezzo secolo fa Raymond Franz criticava «il modo in cui uomini che godono di grande autorità [il Corpo Direttivo] possano permettere che presunti “interessi dell’organizzazione” siano valutati di un’importanza così grande in paragone con gli interessi della gente comune, … [da consentire a costoro di decidere] ciò che deve e quello che non deve rientrare nell’ambito dell’esercizio della coscienza di quelle persone». All’epoca R.V. Franz criticava «il fatto che uomini al potere [il Corpo Direttivo] concedano a se stessi il diritto di dissentire dalle opinioni altrui, ma pretendono uniformità da tutti gli altri; che uomini ritengano lecito esprimere sfiducia nell’uso altrui della libertà di coscienza cristiana, ma si aspettano implicitamente che gli altri ripongano fiducia in loro e nelle loro decisioni, mentre riservano a se stessi il diritto di esercitare la propria coscienza per condonare manovre illegali ed evidentemente false esposizioni dei fatti». Qui il riferimento era ai noti fatti accaduti in Malawi e in Messico, allorquando il Corpo Direttivo dell’epoca impartì una direttiva «che induce la gente comune, uomini, donne e bambini, ad affrontare la perdita di casa e campi, maltrattamenti, torture, violenze e morte per il rifiuto di pagare una tassa legale per una tessera dell’organizzazione che è, a tutti gli effetti, l’autorità governativa del paese; mentre, nello stesso tempo, essi autorizzano uomini di un altro stato a considerare accettabile la corruzione di impiegati militari per procurarsi un documento che attesta falsamente che essi hanno svolto il servizio militare e sono inquadrati nella prima riserva dell’esercito. È tutto ciò che io trovo scioccante; e, per quanto sinceri si voglia essere, continuo a trovarlo sconvolgente. … In conclusione, tutto ciò mi ha semplicemente convinto del fatto che la “lealtà ad un’organizzazione” può condurre la gente ad incredibili conclusioni, la induce ad accettare con la ragione le più grossolane ingiustizie, la esime dall’essere particolarmente preoccupata di qualsiasi sofferenza possa provocare una direttiva» (R.V. Franz, Crisi di coscienza, cit., pp. 199-201; il testo tra parentesi è aggiunto).

A proposito della responsabilità individuale e personale, Raymond Franz ha scritto: «Non si può negare che protagonista delle Scritture è l’individuo e ciò che egli fa, e non quello che fa una determinata “classe”. In esse è costantemente rivolto invito agli individui affinché applichino nella loro vita gli insegnamenti di Cristo. … Come è possibile che si possa cambiare la nostra personale relazione di fede, trasformandola in qualcosa che dipende dalle norme, dalle regole e dalla disciplina di un’organizzazione, e dall’appartenenza o dall’affiliazione ad una “classe” nel senso che a ciò attribuisce la Torre di Guardia? Le Scritture insegnano chiaramente che il giudizio di Dio e di Cristo e la conseguente ricompensa non dipendono dall’essere associati ad una “classe” o dal giudizio emesso su un gruppo, ma esclusivamente dai comportamenti individuali. … (Romani 2:6,7; 14:11,12; Rivelazione 2:23, TNM)» (R.V. Franz, Alla ricerca della libertà cristiana, cit., pp. 211-212).

Orbene, la situazione è alquanto chiara: negli anni Settanta del secolo scorso, tra tanti membri tradizionalisti del Corpo Direttivo dell’epoca, una voce isolata – quella di Raymond V. Franz – si levò più volte a favore di un maggior rispetto per la libertà di coscienza dei singoli Testimoni contro un asfissiante conformismo a regole e leggi “teocratiche”; perché si è dovuto aspettare mezzo secolo perché questo rispetto per il libero esercizio della coscienza individuale ottenesse il meritato riconoscimento tra i Testimoni di Geova? Appare risibile il tentativo di invocare la teoria della “rivelazione progressiva” per giustificare questo ritardo nell’assumere una decisione così necessaria: infatti all’epoca sarebbe bastato che Geova avesse sostenuto le proposte di R.V. Franz, facendole approvare dalla maggioranza dei membri del Corpo Direttivo dell’epoca, per orientare diversamente il corso degli eventi in casa geovista; ma così non fu, anzi R.V. Franz fu indotto a dimettersi dal Corpo Direttivo e successivamente abbandonato al proprio destino, nonostante sostenesse – in anticipo sui tempi – la necessità di assumere posizioni più rispettose della coscienza dei singoli associati. Per giunta, quella che si vuole far passare per una svolta epocale odierna era una posizione già in vigore, mutatis mutandis, all’epoca degli Studenti Biblici russelliti. Quindi Geova e la “rivelazione progressiva” nulla hanno a che vedere con le decisioni, spesso volubili, che un gruppo di uomini oggi continua a prendere a maggioranza. 

Concludo con un invito, rivolto principalmente ai Testimoni di Geova, a riflettere su quanto scritto nella Epistola ai Galati 2, 18: «se io edifico di nuovo le cose che una volta ho demolito, dimostro da me stesso d’esser trasgressore» (Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture con riferimenti, Roma 1987).

Achille Aveta

Febbraio 2026

2 commenti su “È avvenuta una svolta epocale?”

  1. Si risolverebbero molti problemi semplicemente introducendo nel diritto processuale le responsabilità civili e penali ai capi confessionali invece che fornire loro l’ombrello giuridico protettivo della “libertà di coscienza religiosa” o il “segreto confessionale”.

    Fornire questo paracadute giuridico alle direzioni cultuali le distingue dalle signore Wanna Marchi e figlia (e conseguente destino giudiziario), ma la differenza è solo politica: la concessione della patente ministeriale di ente cultuale. Oggi nessun autoproclamato rappresentante di Dio può esserlo senza riconoscimento politico (riconoscimento di ente religioso). Ci vuole una legislazione che inchiodi i vertici cultuali al rendicontamento delle proprie asserzioni di essere “canali”, “vicari” ecc di un Dio e quindi delle disposizioni conseguenti sul controllo della vita dei seguaci.

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