Perché salvare la vita con le trasfusioni eterologhe?

Secondo la leadership mondiale dei Testimoni di Geova, «il Creatore attribuì al sangue un importantissimo principio morale» (I Testimoni di Geova e il problema del sangue, Wiesbaden 1977, p. 6); da questa dichiarazione deduceva che «il sangue è appropriatamente considerato un liquido sacro che rappresenta la vita» (Svegliatevi! del 22 ottobre 1990, p. 15). Quindi, ai Testimoni di Geova si insegna che «la regola divina del modo di usare il sangue risale alla dichiarazione che Dio fece a Noè immediatamente dopo il diluvio universale … Quando il patto della legge [mosaica] ebbe fine, e il suo posto fu preso dal nuovo patto stipulato col sangue di Gesù Cristo, vennero eliminate pure le restrizioni sull’uso del sangue? No, perché questa legge non aveva avuto origine con la legge del patto [mosaico]; in essa era stata solo ripetuta e messa in risalto» (Sangue, Medicina e la Legge di Dio, Brooklyn 1969, pp. 3,6; il testo tra parentesi è aggiunto). In questo stesso opuscolo, a commento del verso di Matteo 22,37, si affermava: «Non possiamo togliere dal nostro corpo parte di tale sangue, che rappresenta la nostra vita, e ancora amare Dio con tutta la nostra anima, perché abbiamo tolto parte della ‘nostra anima, del nostro sangue’, e l’abbiamo dato a qualcun altro. Né sarebbe saggio argomentare che il proprio amore per il prossimo sia un motivo sufficiente per dare in tal modo sangue a un’altra persona. Quello di amare il prossimo è il secondo comandamento ed è limitato dal primo, che richiede completo amore verso Dio, di conseguenza che ubbidiamo ai suoi comandamenti» (Sangue, Medicina e la Legge di Dio, cit., p. 8).

Ciononostante, come si documenta in altra pagina di questo sito, i vertici geovisti hanno gradualmente circoscritto l’uso di questo “liquido sacro”, limitando il contenuto del generale divieto iniziale all’uso terapeutico. Infatti, nel corso degli anni, gli ideologi geovisti si sono progressivamente astenuti dal sanzionare i Testimoni di Geova che accettavano alcune frazioni del sangue (come l’albumina, i fattori della coagulazione, le gammaglobuline ecc.), prima vietate dal pronunciamento contenuto in La Torre di Guardia del 1° marzo 1962, p. 143, dov’era scritto: «si tratti di sangue intero o di frazioni di sangue, sia il sangue stato preso dal proprio corpo o da quello di un altro, se è somministrato mediante trasfusione o iniezione, la legge divina ha vigore. Dio non ha dato all’uomo il sangue perché ne faccia uso come fa uso di altre sostanze; egli esige rispetto per la santità del sangue».

Riepilogo delle mutevoli posizioni espresse dai vertici geovisti

Uno dei tanti motivi per cui la direttiva geovista sul sangue non è convincente riguarda la volubilità delle posizioni espresse dalle diverse leadership che si sono succedute nella storia del geovismo; esaminiamone alcune brevemente.

C.T. Russell, ideologo del movimento degli Studenti Biblici, credeva che la proibizione del sangue, di cui agli Atti degli Apostoli 15, 20.29, trovava applicazione solo tra i giudei convertiti e i primi etnocristiani e che tale proibizione aveva lo scopo di evitare conflitti tra i due gruppi dalle differenti radici religiose (cf. Zion’s Watchtower and Herald of Christ’s Presence del 15 novembre 1892, p. 351); infatti, Russell scrisse: «Questi divieti [di Atti 15, 20.29] non riguardarono i Gentili perché essi non erano mai stati sotto il Patto della Legge; ma erano così profondamente radicati nella mentalità giudaica che per la pace della chiesa fu necessario che anche i Gentili vi si conformassero … Questa restrizione si rese necessaria per mantenere l’armonia tra i due rami dell’Israele spirituale: quello proveniente dal giudaismo e quello proveniente dal gentilesimo» (The Watch Tower and Herald of Christ’s Presence del 15 aprile 1909, p. 4374 delle Ristampe; il testo tra parentesi è aggiunto).

Con J.F. Rutherford, successore di Russell, la situazione non mutò; infatti, in The Watch Tower and Herald of Christ’s Presence del 15 dicembre 1927, p. 372, par. 8, a commento di Genesi 9, 2-6, si sosteneva: «Indubbiamente le parole del verso 6 citate in precedenza costituiscono una parte di quel patto e stabiliscono la regola eterna secondo la quale Dio è il datore della vita e nessuno può impunemente togliere la vita eccetto che su mandato o col permesso di Dio come suo servitore o esecutore. Successivamente, Dio diede i suoi statuti, che sono una precisa espressione della sua legge, agli israeliti. Quindi fu esplicitamente dichiarata la sua norma: “Non uccidere”».

In definitiva, il brano commentato da Rutherford evidenzia:

a) che la vita animale è disponibile come alimento per l’uomo, a condizione che la carne animale sia dissanguata prima dell’uso (Genesi 9, 1-4);

b) che la vita umana è indisponibile per chiunque: l’assassinio viene sanzionato (Genesi 9, 5-6).

Addirittura, durante la presidenza di Rutherford, la rivista Consolation del 25 dicembre 1940, p. 19, menzionava la vicenda di una donna che “si era ferita accidentalmente” e di un “medico che le offrì un quarto del proprio sangue per una trasfusione, ed oggi quella donna vive e sorride gioiosamente pensando a quanto le è accaduto nei 23 minuti più cruciali della sua vita”.

Bisognerà attendere la presidenza di N.H. Knorr e del suo fidato “oracolo”, Frederick [Fred] W. Franz, per veder comparire nella letteratura geovista la questione emotrasfusionale; infatti l’Annuario del 1976 dei Testimoni di Geova affermava, alle pp. 222-223: «La Torre di Guardia (inglese) del 1º dicembre 1944 dichiarò: “Non solo come discendente di Noè, ma ora anche come uno tenuto a osservare la legge che Dio diede a Israele . . . allo straniero era proibito mangiare o bere sangue, sia mediante trasfusione che per bocca. (Gen. 9:4; Lev. 17:10-14)” In anni successivi la questione divenne ancor più chiara».

Come mai si verificò questo cambiamento di posizione ideologica? La risposta si trova in La Torre di Guardia del 1° febbraio 1973, pp. 85,86 dove si sostiene: «dagli anni quaranta i testimoni di Geova hanno rifiutato di dare o accettare trasfusioni di sangue, mentre prima di quel tempo non assumevano questo atteggiamento. … la controversia del sangue cominciò a sorgere particolarmente dopo il 1937 … Fu fatto un esame delle Scritture in preghiera e fu rivelata la volontà di Dio a questo riguardo». Avete notato? Si menziona una “rivelazione divina” con l’evidente scopo di far credere al lettore che la leadership dell’epoca agisse quasi sotto ispirazione di Dio! Sono forse da attribuire ad altrettante “rivelazioni divine” le numerose decisioni dei vertici geovisti che hanno gradualmente svuotato di contenuto il primitivo divieto assoluto di uso del sangue o di sue frazioni con finalità terapeutiche? Per esempio, come si spiega il repentino cambio di direttiva imposto dagli stessi vertici geovisti tra il 1959 e il 1961? Per intenderci, fino al 1959 le emotrasfusioni rientravano tra le questioni che ogni Testimone di Geova poteva risolvere senza interferenze altrui; infatti, così si esprimeva La Torre di Guardia del 15 luglio 1959, p. 447: «le congregazioni non hanno mai ricevuto istruzione di disassociare coloro che ricevono volontariamente trasfusioni di sangue o che le approvano. Lasciamo a Geova, il Giudice Supremo, il giudizio di tali violatori della legge di Dio concernente la santità del sangue». Poi, dal 1961, la direttiva inasprì le conseguenze disciplinari per chi si sottoponeva volontariamente ad emoterapie: «chi riceve la trasfusione del sangue si alimenta di un’anima data ad un uomo o a uomini, in quanto è contenuta nel veicolo sanguigno. Questa è una violazione dei comandi dati da Dio ai cristiani, la cui serietà non dovrebbe essere sminuita da nessun atto di leggerezza, pensando che sia una questione facoltativa su cui l’individuo possa prendere la decisione secondo coscienza» (La Torre di Guardia del 15 luglio 1961, p. 447).

Inoltre, a partire dal 20 marzo 2026, l’attuale Corpo Direttivo geovista, “dopo aver pregato molto e aver esaminato attentamente le Scritture”, per bocca di un suo membro (Gerrit Loesch) ha autorizzato pure il ricorso alle trasfusioni autologhe di sangue (si veda dal minuto 11 del video); anche questa recente decisione è stata dettata da una “rivelazione divina”? la domanda è legittima perché fino a marzo 2026 la leadership geovista non aveva autorizzato i Testimoni a conservare il proprio sangue in vista di un intervento chirurgico programmato (sangue autologo preoperatorio); infatti la direttiva vigente per oltre mezzo secolo insegnava che il sangue, una volta fuori dal corpo, diveniva impuro (cf. La Torre di Guardia del 15 maggio 1960, p. 319); perciò ai Testimoni di Geova si è fatto credere per decenni che, quando il sangue lascia il corpo, esso non dovrebbe essere più usato, ma andrebbe “versato in terra” (cf. La Torre di Guardia del 1° novembre 1978, p. 30).

Se indaghiamo sulle ragioni di alcuni di questi cambiamenti prescindendo dalla poco credibile “rivelazione divina” ai vertici geovisti, scopriamo che col tempo alcune vaccinazioni sono state rese obbligatorie per legge in molte nazioni della terra come misura per contenere il rischio di diffusione di epidemie, inoltre certe vaccinazioni sono norme profilattiche necessarie per poter recarsi in certi paesi; quindi, come avrebbe fatto la leadership geovista ad inviare missionari in varie parti del mondo se avesse insistito sul divieto di praticare l’inoculazione di vari sieri obbligatori per legge? Perciò, dopo una iniziale avversione la leadership geovista si pronunciò come segue: «La Società [Torre di Guardia] non approva alcuno dei moderni usi medici del sangue, come gli usi del sangue in relazione all’inoculazione. L’inoculazione, comunque, è una circostanza praticamente inevitabile in alcuni settori della società, e quindi lasciamo alla coscienza dell’individuo decidere se accettare o no l’inoculazione di un siero contenente frazioni di sangue allo scopo di dar origine alla formazione di anticorpi per combattere una malattia. Nel mondo vi sono numerosi impieghi del sangue e nessuno di essi è in armonia con il metodo biblico di usare il sangue, che dev’essere versato in terra» (La Torre di Guardia del 1° maggio 1965, p. 283).

Riflessioni critiche

Passiamo in rassegna ora alcune obiezioni alla posizione geovista circa l’uso del sangue a scopo terapeutico.

Innanzitutto, l’equivalenza logica tra “mangiare sangue” e sottoporsi a trattamento emotrasfusionale, invocata più volte nella letteratura geovista, è stata valutata in altra pagina di questo sito. Basterà qui osservare che nell’Antico Testamento il sangue viene attribuito a Dio non in senso fisico ma legale: «Come il respiro, anche il sangue non svolge nel Vecchio Testamento alcun ruolo per la vita intellettuale o anche solo emozionale. … In ogni caso gustare del sangue mentre si mangia la carne è proibito (Gen. 9,4; Lev. 3,17; 7,26; 19,26; Deut. 12,16.23; 15,23). … il sacerdote deve spargere [il sangue] sull’altare di Jahvè (Lev. 17,6). In questo modo si esprime, nel rigore teologico-cultuale, che all’uomo spetta solo la carne, che è tratta dalla terra e in terra ritorna, mentre invece la vita appartiene solo a Dio» (H.W. Wolff, Antropologia dell’Antico Testamento, Brescia 1975, pp. 86-87).

Fin dal 1945 i vertici geovisti sapevano che la trasfusione di sangue risaliva “agli antichi Egiziani” (cf. Annuario del 1976 dei Testimoni di Geova, cit., p. 223; Vita eterna, nella libertà dei figli di Dio, Brooklyn 1967, p. 334); inoltre, la rivista Svegliatevi! dell’8 settembre 1986, pp. 25-26, narrava che all’epoca di Esar-Addon (re assiro dal 681 a.C. al 669 a.C.) si adoperavano trattamenti medici a base di sangue. Orbene, se le cose stanno così, nulla vieta di credere che gli ebrei ne fossero a conoscenza, considerando l’educazione ricevuta da Mosè (Atti 7,22) e il lungo soggiorno degli ebrei tra gli egiziani; quindi, il fatto che la legge mosaica, tanto accurata e meticolosa, taccia sulle pratiche mediche a base di sangue indicherebbe che il divieto dell’uso di sangue in Levitico cap. 17 non includerebbe l’impiego di sangue umano a scopo terapeutico.

Nel contesto biblico il sangue ha un valore rappresentativo, simbolico; questo processo di simbolizzazione del sangue è evidente dall’attitudine sia degli antichi ebrei sia dell’odierno ebraismo riguardo all’uso del sangue per scopi terapeutici. Infatti, la stessa Bibbia riporta un esempio di quanto non fosse categorico il rispetto della norma (Levitico 3,17) sul divieto di mangiare carne non dissanguata adeguatamente: 1° Samuele 14,31-34 narra che dopo che Saul ebbe sconfitto i filistei, il popolo si gettò sulla preda costituita da piccolo bestiame, vitelli e buoi, e mangiò carne mista a sangue; ed è proprio questo fatto, cioè che il popolo abbia mangiato della carne assieme al sangue, che viene presentato come una trasgressione davanti a Dio. Eppure, nonostante che il re Saul definisse questa condotta un peccato contro Dio, fu sufficiente un sacrificio riparatore per riottenere il favore divino. Perché in quella occasione Dio non pretese l’applicazione della norma capitale contenuta in Levitico 17,10? Perché per Jahvè contava evidentemente il sangue come simbolo, come elemento rappresentativo della vita; quindi, che gli ebrei mangiassero in quella occasione carne mista a sangue animale aveva un’importanza relativa, purché si capisse la necessità di rispettare la vita e di adempiere la sostanza della Legge.

Per giunta, Jahvè restrinse l’universalità del comando di Genesi 9,4-6 autorizzando i “forestieri” e gli “stranieri” (Deuteronomio 14,21) a fare una cosa – mangiare la carne di una bestia morta di morte naturale – non consentita agli ebrei (Esodo 22,30; Levitico 17,15-16). Perciò, se addirittura Jahvè ha permesso delle deroghe al comando di non mangiare cibo animale misto a sangue, perché la leadership geovista estende un comando, già di per sé relativizzato nella sua letterale applicazione, a campi dei quali la Bibbia non fa menzione?

Per giunta, il geovismo riconosce: «Mentre non c’è nessuna immissione diretta di sangue fra la madre e il feto, ciò nondimeno del sangue si trasferisce per osmosi dalla madre al bambino attraverso la placenta» (Sangue, Medicina e la Legge di Dio, cit., p. 26). Se nel miracolo della gestazione di una vita umana, il “trasferimento” di sangue tra madre e feto è un fenomeno ordinario, perché i vertici geovisti si ostinano a condannare le emoterapie?

Anche nell’ebraismo odierno si comprende che vi è implicata non la bieca applicazione di un comando da prendersi esclusivamente alla lettera, ma l’osservanza di un principio: il pikuach nefesh, che significa “salvare un’anima” o “salvare una vita”; questo principio espresso nella halakhah (letteratura giudaica del periodo post-biblico, rappresentata principalmente dal Talmùd) prevede che la preservazione della vita umana prevale su praticamente qualsiasi altra regola religiosa dell’ebraismo: nel caso in cui una persona sia in pericolo di vita, la maggior parte dei comandamenti diventa inapplicabile se ostacola la capacità di salvare se stessi o qualcun altro (cf. G. Robinson, Essential Judaism: a complete guide to beliefs, customs, and rituals, New York 2000, p. 100). Le basi bibliche poste a fondamento di questo principio sono tratte da Levitico 18,5 (“Osserverete dunque le mie leggi e le mie prescrizioni, mediante le quali, chiunque le metterà in pratica, vivrà. Io sono il Signore”) ed Ezechiele 20,11 (“diedi loro i miei statuti e feci loro conoscere le mie leggi, perché colui che le osserva viva per esse”). Infatti, nel Talmùd babilonese (Trattato Yoma, 85b) si riporta che Samuele di Nehardea interpretò i succitati versetti nel senso: “Vivi secondo esse [le leggi e le prescrizioni di Dio], e non morire secondo esse”. Questa interpretazione, accettata come canonica nell’ebraismo rabbinico, indica che gli ebrei dovrebbero vivere secondo la legge ebraica purché ciò non metta in pericolo la loro vita, ma non dovrebbero morire per questo (tranne in circostanze legate all’idolatria e a qualche altro caso specifico). Samuele di Nehardea rifiutava implicitamente l’interpretazione alternativa: “Vivi secondo esse e muori secondo esse”. Il Talmud (Yoma, 84b) discute numerosi casi, riguardanti in prevalenza le proibizioni del sabato, come esempi in cui leggi biblicamente imposte possono essere ignorate per salvare una vita umana (si veda pure Yoma, 82a).

Affermare, quindi, che l’uomo non dovrebbe rendersi colpevole del cattivo uso del sangue significa che l’uso condannato da Jahvè era quello di assassinare i simili e mangiare sangue animale, secondo l’Antico Testamento; tanto più che oggi, nell’era cristiana, anche l’uso sacrificale del sangue è stato espressamente abrogato (Ebrei 9,12).

Orbene, dopo la recente liberalizzazione delle trasfusioni autologhe, la leadership geovista dovrebbe riconoscere che anche le emotrasfusioni eterologhe, in specifiche circostanze (per esempio, la talassemia, gravi incidenti con traumi ed altre situazioni patologiche specifiche), sono praticamente inevitabili, quindi perché non consentire ai singoli Testimoni di Geova l’esercizio di una personale decisione di coscienza senza condizionamenti basati su fraintendimenti di testi biblici?

Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, alcuni Testimoni di Geova (tra i quali il sottoscritto) posero domande del genere al Corpo Direttivo geovista evidenziando diverse incongruenze nelle direttive della leadership; in risposta i vertici geovisti scrissero: «Oggi qualsiasi impiego del sangue non è autorizzato da Dio. Perché allora chi si fa trasfondere per esempio un concentrato di emazie può essere disassociato mentre chi si fa praticare un siero antivipera no? Perché attualmente il Corpo Direttivo ritiene di potersi assumere la responsabilità di intervenire nei confronti di chi accetta una trasfusione di sangue in toto o di qualcuno dei principali ed immediati componenti del sangue, mentre non ritiene di dover intervenire nei confronti di chi si limita a prendere una frazione di una frazione … il giudizio è lasciato a Geova Dio in quei casi in cui non si ritiene opportuno intervenire». Una posizione del genere non necessita di alcuna intensa preghiera o di un approfondito studio delle Scritture e men che meno di una “rivelazione divina” per essere proposta; si tratta della chiara posizione di chi sbatte in faccia agli interlocutori la propria indiscutibile autorità, il proprio potere … e Geova ricopre un ruolo residuale con riferimento alle responsabilità delle vittime di tale dogmatismo.

Conclusione

Perché, contrariamente a quanto sostengono i Testimoni di Geova, è giusto salvare una vita anche ricorrendo alle trasfusioni eterologhe? Per il fatto che l’affermazione biblica “La vita di ogni carne è il suo sangue” (Lev. 17,14; Deut. 12,23; Gen. 9,4-6) va intesa nel senso che il sangue è l’elemento rappresentativo della vita, ne è il simbolo più appropriato; quindi, se il sangue è solo un simbolo della vita, se esso costituisce solo lo strumento emblematico per universalizzare il principio della sacralità della vita, che senso ha dedicarsi all’esame delle implicazioni formali riguardanti un simbolo? Infatti, se il sangue è un simbolo, esso racchiude in sé null’altro che un significato che va oltre la letterale applicazione dell’uso del simbolo; a questo significato sostanziale dobbiamo rivolgere la nostra attenzione per capire pienamente i princìpi implicati: l’idea chiaramente presente nell’Antico Testamento del valore espiatorio e santificatore del sangue trova in termini conclusivi nella morte di Gesù il suo significato definitivo e il suo compimento.

La superficialità mostrata dalla leadership geovista nel trascurare le ripercussioni, i drammi, le angosce scaturenti dalla necessità degli affiliati di adeguare il proprio comportamento alle mutevoli regole promosse dai corpi direttivi succedutisi nel tempo, getta un’ombra sui fini che i vertici geovisti si propongono imponendo determinate condotte.

Non pochi Testimoni di Geova hanno criticato questa politica di “piccoli passi” concessivi sulla strada della definitiva eliminazione del veto sull’emoterapia; costoro si chiedono: tenuto conto dei continui cambiamenti finora intervenuti riguardo all’oggetto del veto sull’emoterapia, è possibile che le frazioni ematiche attualmente vietate e le trasfusioni eterologhe diverranno accettabili nel giro di qualche anno; perciò, come possiamo essere certi che l’attuale posizione dell’odierno Corpo Direttivo rappresenti correttamente la volontà di Dio sull’argomento? E vale la pena di mettere a repentaglio la vita per una questione così controversa? Sembra quasi che il Direttivo geovista preferisca un graduale abbandono del veto possibilmente in sordina (come dimostra la recente concessione sulle trasfusioni autologhe) rispetto ad un esplicito e radicale abbandono dell’irragionevole direttiva, responsabile di innumerevoli lutti, con i connessi rischi legali per le eventuali rivendicazioni da parte di numerose vittime.

Achille Aveta

Aprile 2026

6 commenti su “Perché salvare la vita con le trasfusioni eterologhe?”

  1. Grazie Achille per la completezza dell’ esame sulla questione che non si limita a pure considerazioni logiche, peraltro inevitabili, ma entra nel cuore della teologia dei testimoni di Geova, mettendone a nudo la completa inconsistenza e le gravissime contraddizioni. Andrea

  2. Roberto di Stefano

    Disamina pertinente e istruttiva dei cambiamenti e voltafaccia della dirigenza geovista.
    Peccato che questa non abbia “pregato molto” nei circa 80 anni dall’introduzione del divieto totale allo slittamento verso un approccio più liberale, tutto perché essa, come confessa, senza alcuna vergogna, il Losch, non ha saputo “esaminare le Scritture” “più attentamente”.
    È solo orrendo pensare come, la totale insensibilità dei dirigenti che si sono succeduti a capo delle interpretazioni geoviste abbia considerato la vita di chissà quante centinaia o migliaia di vittime come un danno collaterale del quale non si sono mai scusati e al quale non fanno nemmeno MAI riferimento.
    Felice di essermene uscito!

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